Translatio

Tecniche di Traduzione nel Medioevo Romanzo

Il Decameron e Le livre des cent nouvelle: strategie traduttive

Novella IV,10

La creazione del sito web Translatio, dedicato alle tecniche di traduzione impiegate dai transalteurs nel Medioevo romanzo, prende avvio dall’analisi delle strategie traduttive adottate da Laurent de Premierfait – umanista e traduttore francese – nella realizzazione della prima versione francese del Decameron di Giovanni Boccaccio, dal titolo Le livre des cent nouvelles (1411-1414), che è il frutto di una doppia traduzione. Laurent de Premierfait, infatti, non possedendo una conoscenza sufficiente della lingua italiana, si è avvalso dell’indispensabile aiuto di un frate francescano, Antonio d’Arezzo, il quale, assistito e ben remunerato, ha elaborato una traduzione intermedia in latino, che è servita da base al lavoro di Laurent per l’esecuzione della traduzione francese. L’opera, ampiamente diffusa nella Francia del XV secolo, come testimoniato da una tradizione manoscritta oggi tramandata da quindici codici, è stata pubblicata in edizione critica da Giuseppe Di Stefano (Bocace, Decameron, traduction (1411-1414) de Laurent de Premierfait, Montréal, CERES, 1998).
Per indagare in che modo l’umanista francese abbia interpretato, adattato e reso il contenuto dell’opera originale nella nuova lingua, è stata effettuata un’attenta comparazione tra la versione italiana e quella medio-francese della novella IV,10, che narra le vicende di Mazzeo della Montagna, un chirurgo salernitano. Dopo essersi finalmente sposato, Mazzeo si trova invischiato in una serie di tradimenti ed equivoci. La sua giovane sposa, sentendosi trascurata dal marito, si innamora di Ruggieri d’Aieroli, un uomo dalla pessima reputazione. Un giorno la donna, approfittando dell’assenza del marito, invita Ruggeri a passare la notte a casa sua, che, per errore, beve un sonnifero destinato a un paziente del chirurgo, cadendo in un sonno talmente profondo al punto che la donna crede sia morto. Presa dalla disperazione, con l’aiuto della sua fante, nasconde il corpo dell’uomo in un’arca. Quando Ruggieri si risveglia viene accusato di furto e condannato a morte. Solo l’intervento della donna, pentita e terrorizzata dalle conseguenze delle sue azioni, riesce a salvare l’amante e a celare al marito il suo tradimento.
L’analisi comparativa delle due novelle dimostra che il processo di traslazione non si è limitato a una semplice trasposizione parola per parola, ma si è concretizzato in una riformulazione e parafrasi del testo, che, mediante addizioni ed espansioni, glosse e commenti a scopo unicamente chiarificatore, si è proposto di colmare il divario linguistico, letterario e culturale tra il pubblico italiano di Boccaccio e quello francese del XV secolo.
Pertanto, nella rappresentazione che segue, ogni strategia traduttiva applicata da Laurent de Premierfait nella trasformazione del testo dall’italiano al francese è stata evidenziata utilizzando colori diversi ed è stata commentata.

Italiano

Edizione di riferimento: Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di Vittore Branca, Torino, Einaudi, 2014.

La moglie d’un medico per morto mette un suo amante adoppiato in una arca, la quale con tutto lui due usurari se ne portano in casa; questi si sente, è preso per ladro; la fante della donna racconta alla signoria sé averlo messo nell’arca dagli usurieri imbolata, laonde egli scampa dalle forche e i prestatori d’avere l’arca furata son condennati in denari.

Solamente a Dioneo, avendo già il re fatto fine al suo dire, restava la sua fatica; il quale ciò conoscendo, e già dal re essendogli imposto, incominciò:
-Le miserie degl’infelici amori raccontate, non che a voi, donne, ma a me hanno già contristati gli occhi e ’l petto, per che io sommamente disiderato ho che a capo se ne venisse. Ora, lodato sia Idio, che finite sono (salvo se io non volessi a questa malvagia derrata fare una mala giunta , di che Idio mi guardi), senza andar piú dietro a cosí dolorosa materia, da alquanto piú lieta e migliore incomincerò, forse buono indizio dando a ciò che nella seguente giornata si dee raccontare.
Dovete adunque sapere, bellissime giovani, che ancora non è gran tempo che in Salerno fu un grandissimo medico in cirugia, il cui nome fu maestro Mazzeo della Montagna. Il quale, già all’ultima vecchiezza venuto, avendo presa per moglie una bella e gentil giovane della sua città, di nobili vestimenti e ricchi e d’altre gioie e […] tutto ciò che a una donna può piacere meglio che altra della città teneva fornita; vero è che ella il piú del tempo stava infreddata, sí come colei che nel letto era male dal maestro tenuta coperta. Il quale, come messer Riccardo di Chinzica, di cui dicemmo, alla sua insegnava le feste, cosí costui a costei mostrava che il giacere con una donna una volta si penava a ristorar non so quanti dí , e simili ciance; di che ella viveva pessimamente contenta.
E sí come savia e di grande animo, per potere quello da casa risparmiare, si dispose di gittarsi alla strada e voler logorar dell’altrui ; e piú e piú giovani riguardati, alla fine uno ne le fu all’animo, nel quale ella pose tutta la sua speranza, tutto il suo animo e tutto il ben suo. Di che il giovane accortosi, e piacendogli forte, similmente in lei tutto il suo amor rivolse. Era costui chiamato Ruggieri d’Aieroli, di nazion nobile ma di cattiva vita e di biasimevole stato, in tanto che parente né amico lasciato s’avea che ben gli volesse o che il volesse vedere; e per tutto Salerno di ladronecci e d’altre vilissime cattività era infamato, di che la donna poco curò, piacendogli esso per altro; e con una sua fante tanto ordinò, che insieme furono. E poi che alquanto diletto preso ebbero, la donna gli cominciò a biasimare la sua passata vita e a pregarlo che, per amor di lei, di quelle cose si rimanesse; e a dargli materia di farlo lo incominciò a sovenire quando d’una quantità di denari e quando d’un’altra.
E in questa maniera perseverando insieme assai discretamente, avvenne che al medico fu messo tralle mani uno infermo, il quale aveva guasta l’una delle gambe: il cui difetto avendo il maestro veduto, disse a’ suoi parenti che, dove uno osso fracido il quale aveva nella gamba non gli si cavasse, a costui si convenia del tutto o tagliar tutta la gamba o morire, e a trargli l’osso potrebbe guerire, ma che egli altro che per morto nol prenderebbe; a che accordatisi coloro a’ quali apparteneva, per cosí gliele diedero. Il medico, avvisando che l’infermo senza essere adoppiato non sosterrebbe la pena né si lascerebbe medicare, dovendo attendere in sul vespro a questo servigio, fé la mattina d’una sua certa composizione stillare una acqua la quale l’avesse, bevendola, tanto a far dormire quanto esso avvisava di doverlo poter penare a curare; e quella fattasene venire a casa, nella sua camera la pose senza dire a alcuno ciò che si fosse.
Venuta l’ora del vespro, dovendo il maestro andare a costui, gli venne un messo da certi suoi grandissimi amici d’Amalfi che egli non dovesse lasciar per cosa alcuna che incontanente là non andasse, per ciò che una gran zuffa stata v’era, di che molti v’erano stati fediti. Il medico, prolungata nella seguente mattina la cura della gamba, salito in su una barchetta n’andò a Amalfi; per la qual cosa la donna, sappiendo lui la notte non dovere tornare a casa, come usata era, occultamente si fece venir Ruggieri e nella sua camera il mise e dentro il vi serrò infino a tanto che certe altre persone della casa s’andassero a dormire. Standosi adunque Ruggier nella camera e aspettando la donna, avendo o per fatica il dí durata o per cibo salato che mangiato avesse o forse per usanza una grandissima sete, gli venne nella finestra veduta questa guastadetta d’acqua la quale il medico per lo ’nfermo aveva fatta, e credendola acqua da bere, a bocca postalasi, tutta la bevé: né stette guari che un gran sonno il prese, e fusi adormentato. La donna come prima poté nella camera se ne venne, e trovato Ruggier dormendo lo ’ncominciò a tentare e a dire con sommessa voce che su si levasse; ma questo era niente, egli non rispondeva né si movea punto; per che la donna alquanto turbata con piú forza il sospinse dicendo: «Leva su, dormiglione, ché, se tu volevi dormire, tu te ne dovevi andare a casa tua e non venir qui».
Ruggieri, cosí sospinto, cadde a terra d’una cassa sopra la quale era, né altra vista d’alcun sentimento fece che avrebbe fatto un corpo morto; di che la donna, alquanto spaventata, il cominciò a voler rilevare e a menarlo piú forte e a prenderlo per lo naso e a tirarlo per la barba, ma tutto era nulla: egli aveva a buona caviglia legato l’asino . Per che la donna cominciò a temere non fosse morto, ma pure ancora gl’incominciò a strignere agramente le carni e a cuocerlo con una candela accesa, ma niente era; per che ella, che medica non era come che medico fosse il marito, senza alcun fallo lui credette esser morto; per che, amandolo sopra ogni altra cosa come facea, se fu dolorosa non è da domandare; e non osando far romore, tacitamente sopra lui cominciò a piagnere e a dolersi di cosí fatta disaventura.
Ma dopo alquanto, temendo la donna di non aggiugnere al suo danno vergogna, pensò che senza alcuno indugio da trovare era modo come lui morto si traesse di casa; né a ciò sappiendosi consigliare, tacitamente chiamò la sua fante e la sua disaventura mostratale le chiese consiglio. La fante, maravigliandosi forte e tirandolo ancora ella e strignendolo e senza sentimento vedendolo, quel disse che la donna dicea, cioè veramente lui esser morto, e consigliò che da metterlo fuori di casa era.
A cui la donna disse: «E dove il potrem noi porre, che egli non si suspichi domattina, quando veduto sarà, che di qua entro sia stato tratto?»
A cui la fante rispose: «Madonna, io vidi questa sera al tardi di rimpetto alla bottega di questo legnaiuolo nostro vicino un’arca non troppo grande, la quale, se il maestro non ha riposta in casa, verrà troppo in concio a’ fatti nostri, per ciò che dentro vel potrem mettere e dargli due o tre colpi d’un coltello e lasciarlo stare. Chi in quella il troverà, non so perché piú di qua entro che d’altronde vi sel creda messo; anzi si crederà, per ciò che malvagio giovane è stato, che, andando a fare alcun male, da alcun suo nemico sia stato ucciso e poi messo nell’arca.» Piacque alla donna il consiglio della fante, fuor che di dargli alcuna fedita, dicendo che non le potrebbe per cosa del mondo sofferir l’animo di ciò fare: e mandolla a vedere se quivi fosse l’arca dove veduta l’avea; la qual tornò e disse di sí. La fante adunque, che giovane e gagliarda era, dalla donna aiutata sopra le spalle si pose Ruggieri, e andando la donna innanzi a guardar se persona venisse, venute all’arca dentro vel misero e richiusala il lasciarono stare.
Erano di quei dí alquanto piú oltre tornati in una casa due giovani li quali prestavano a usura: e volonterosi di guadagnare assai e di spender poco, avendo bisogno di masserizie, il dí davanti avean quella arca veduta e insieme posto che, se la notte vi rimanesse, di portarnela in casa loro. E venuta la mezzanotte, di casa usciti, trovandola, senza entrare in altro raguardamento prestamente, ancora che lor gravetta paresse, ne la portarono in casa loro e allogaronla allato a una camera dove lor femine dormivano, senza curarsi d’acconciarla troppo appunto allora; e lasciatala stare se n’andarono a dormire.
Ruggieri, il quale grandissima pezza dormito avea e già aveva digesto il beveraggio e la vertú di quel consumata, essendo vicino a matutin si destò: e come che rotto fosse il sonno e’ sensi avessero la loro vertú recuperata, pur gli rimase nel cerebro una stupefazione la quale non solamente quella notte ma poi parecchie dí il tenne stordito; e aperti gli occhi e non veggendo alcuna cosa e sparte le mani in qua e in là, in questa arca trovandosi cominciò a smemorare e a dir seco: «Che è questo? dove sono io? dormo io? o son desto? Io pur mi ricordo che questa sera io venni nella camera della mia donna, e ora mi pare essere in una arca. Questo che vuol dire? Sarebbe il medico tornato o altro accidente sopravenuto, per lo quale la donna, dormendo io, qui m’avesse nascoso? Io il credo, e fermamente cosí serà.»
E per questo cominciò a star cheto e a ascoltare se alcuna cosa sentisse; e cosí gran pezza dimorato, stando anzi a disagio che no nell’arca che era piccola e dogliendogli il lato in su il quale era, in su l’altro volger vogliendosi sí destramente il fece, che, dato delle reni nell’un de’ lati dell’arca, la quale non era stata posta sopra luogo iguali, la fé piegare e appresso cadere; e cadendo fece un gran romore, per lo quale le femine che ivi allato dormivano si destarono e ebber paura e per paura tacettono.
Ruggieri per lo cader dell’arca dubitò forte, ma sentendola per lo cadere aperta volle avanti, se altro avvenisse, esserne fuori che starvi dentro. E tra che egli non sapeva dove si fosse e una cosa e un’altra, cominciò a andar brancolando per la casa per sapere se scala o porta trovasse donde andarsene potesse. Il qual brancolare sentendo le femine che deste erano, cominciarono a dire: «Chi è là?» Ruggieri, non conoscendo la boce, non rispondea: per che le femine cominciarono a chiamare i due giovani, li quali, per ciò che molto vegghiato aveano, dormivan forte né sentivano d’alcuna di queste cose niente. Laonde le femine piú paurose divenute, levatesi e fattesi a certe finestre, cominciarono a gridare «Al ladro, al ladro!»: per la qual cosa per diversi luoghi piú de’ vicini, chi su per li tetti e chi per una parte e chi per un’altra, corseno e entrar nella casa, e i giovani similmente desti a questo romor si levarono.
E Ruggieri, il quale quivi vedendosi, quasi di sé per maraviglia uscito, né da qual parte fuggir si dovesse o potesse vedea, preso dierono nelle mani della famiglia del rettor della terra, la qual quivi già era al romor corsa; e davanti al rettor menatolo, per ciò che malvagissimo era da tutti tenuto, senza indugio messo al martorio confessò nella casa del prestatore essere per imbolare entrato; per che il rettore pensò di doverlo senza troppo indugio fare impiccar per la gola.
La novella fu la mattina per tutto Salerno che Ruggieri era stato preso a imbolare in casa de’ prestatori; il che la donna e la sua fante udendo, di tanta maraviglia e di sí nuova fur piene, che quasi eran vicine di far credere a se medesime che quello che fatto avevan la notte passata non l’avesser fatto ma avesser sognato di farlo: […] e oltre a questo del pericolo nel quale Ruggieri era la donna sentiva sí fatto dolore, che quasi n’era per impazzare.
Non guari appresso la mezza terza il medico, tornato da Amalfi, domandò che la sua acqua gli fosse recata, per ciò che medicare voleva il suo infermo; e trovandosi la guastadetta vota, fece un gran romore che niuna cosa in casa sua durar poteva in istato.
A cui il maestro disse: «Donna, tu avvisi che quella fosse acqua chiara; non è cosí, anzi era un’acqua lavorata da far dormire», e contolle per che cagion fatta l’avea. Come la donna ebbe questo udito, cosí s’avisò che Ruggieri quella avesse beuta e per ciò loro fosse paruto morto, e disse: «Maestro, noi nol sapavamo, e per ciò rifatevi dell’altra.» Il maestro, veggendo che altro esser non poteva, fece far della nuova.
Poco appresso la fante, che per comandamento della donna era andata a saper quello che di Ruggier si dicesse, tornò e dissele: «Madonna, di Ruggier dice ogn’uom male, né, per quello che io abbia potuto sentire, amico né parente alcuno è che per aiutarlo levato si sia o si voglia levare; e credesi per fermo che domane lo stradicò il farà impiccare. E oltre a questo vi vo’ dire una nuova cosa, che egli mi pare aver compreso come egli in casa de’ prestator pervenisse: e udite come. Voi sapete bene il legnaiuolo di rimpetto al quale era l’arca dove noi il mettemmo; egli era testé con uno, di cui mostra che quella arca fosse, alla maggior quistion del mondo, ché colui domandava i denari dell’arca sua e il maestro rispondeva che egli non aveva venduta l’arca, anzi gli era la notte stata imbolata. Al quale colui diceva: ‛Non è cosí, anzi l’hai venduta alli due giovani prestatori, sí come essi stanotte mi dissero quando in casa loro la vidi allora che fu preso Ruggieri.’
A cui il legnaiuolo disse: ‛Essi mentono, per ciò che mai io non la vendei loro ma essi questa notte passata me l’avranno imbolata; andiamo a loro.’ E sí se ne andarono di concordia a casa i prestatori, e io me ne son qui venuta; e come voi potete vedere, io comprendo che in cotal guisa Ruggieri là dove trovato fu transportato fosse: ma come quivi si risuscitasse, non so vedere io.»
La donna allora comprendendo ottimamente come il fatto stava, disse alla fante ciò che dal medico udito aveva e pregolla che allo scampo di Ruggieri dovesse dare aiuto, sí come colei che, volendo, a un’ora poteva Ruggieri scampare e servare l’onor di lei.
La fante disse: «Madonna, insegnatemi come, e io farò volentieri ogni cosa.»
La donna, sí come colei alla quale strignevano i cintolini, con subito consiglio avendo avvisato ciò che da fare era, ordinatamente di quello la fante informò.
La quale primieramente se n’andò al medico e piagnendo gl’incominciò a dire: «Messere, a me conviene domandarvi perdono d’un gran fallo il quale verso di voi ho commesso.»
Disse il maestro: «E di che?»
E la fante, non restando di lagrimar, disse: «Messer, voi sapete che giovane Ruggieri d’Aieroli sia, al quale, piaccendogli io, tra per paura e per amor mi convenne uguanno divenire amica; e sappiendo egli iersera che voi non c’eravate, tanto mi lusingò, che io in casa vostra nella mia camera a dormir meco il menai, e avendo egli sete né io avendo ove piú tosto ricorrere o per acqua o per vino, non volendo che la vostra donna, la quale in sala era, mi vedesse, ricordandomi che nella vostra camera una guastadetta d’acqua aveva veduta, corsi per quella e sí gliele diedi bere e la guastada riposi donde levata l’aveva; di che io truovo che voi in casa un gran romor n’avete fatto. E certo io confesso che io feci male; ma chi è colui che alcuna volta mal non faccia? Io ne son molto dolente d’averlo fatto; non pertanto, per questo e per quello che poi ne seguí, Ruggieri n’è per perdere la persona, per che io quanto piú posso vi priego che voi mi perdoniate e mi diate licenzia che io vada a aiutare, in quello che per me si potrà, Ruggieri.»
Il medico udendo costei, con tutto che ira avesse, motteggiando rispose: «Tu te n’hai data la perdonanza tu stessa, per ciò che, dove tu credesti questa notte un giovane avere che molto bene il pilliccion ti scotesse, avesti un dormiglione; e per ciò va e procaccia la salute del tuo amante e per innanzi ti guarda di piú in casa non menarlo, ché io ti pagherei di questa volta e di quella.»
Alla fante per la prima broccata parendo aver ben procacciato, quanto piú tosto poté se n’andò alla prigione dove Ruggieri era e tanto il prigionier lusingò, che egli lasciò a Ruggier favellare; la quale, poi che informato l’ebbe di ciò che risponder dovesse allo stradicò se scampar volesse, tanto fece che allo stradicò andò davanti. Il quale, prima che ascoltar la volesse, per ciò che fresca e gagliarda era, volle una volta attaccar l’uncino alla cristianella di Dio, e ella, per essere meglio udita, non ne fu punto schifa; e dal macinio levatasi disse: «Messere, voi avete qui Ruggieri d’Aieroli preso per ladro, e non è cosí il vero.» E cominciatasi dal capo gli contò la storia infin la fine, come ella, sua amica, in casa il medico menato l’avea e come gli avea data bere l’acqua adoppiata non conoscendola, e come per morto l’avea nell’arca messo; e appresso questo ciò che tra maestro legnaiuolo e il signor dell’arca aveva udito gli disse, per quello mostrandogli come in casa i prestatori fosse pervenuto Ruggieri.
Lo stradicò, veggendo che leggier cosa era a ritrovare se ciò fosse vero, prima il medico domandò se vero fosse dell’acqua, e trovò che cosí era stato: e appresso fatti richiedere il legnaiuolo e colui di cui stata era l’arca e’ prestatori, dopo molte novelle trovò li prestatori la notte passata aver l’arca imbolata e in casa messalasi. Ultimamente mandò per Ruggieri, e domandatolo dove la sera dinanzi albergato fosse, rispose che dove albergato si fosse non sapeva ma ben si ricordava che andato era a albergare con la fante del maestro Mazzeo, nella camera della quale aveva bevuta acqua per gran sete ch’avea, ma che poi di lui stato si fosse, se non quando in casa i prestatori destandosi s’era trovato in una arca, egli non sapea. Lo stradicò, queste cose udendo e gran piacer pigliandone, e alla fante e a Ruggieri e al legnaiuolo e a’ prestatori piú volte ridir la fece.
Alla fine, cognoscendo Ruggieri essere innocente, condannati i prestatori che imbolata avevan l’arca in diece once, liberò Ruggieri; il che quanto a lui fosse caro, niun ne domandi, e alla sua donna fu carissimo oltre misura. La qual poi con lui insieme e con la cara fante, che dare gli aveva voluto delle coltella, piú volte rise e ebbe festa, il loro amore e il loro sollazzo sempre continuando di bene in meglio: il che vorrei che cosí a me avvenisse ma non d’esser messo nell’arca.

Français

Edizione di riferimento: Giuseppe Di Stefano, Bocace, Decameron, traduction (1411-1414) de Laurent de Premierfait, Montréal, CERES (Bibliothèque du Moyen Français, 3), 1998.

Cy commence la somme de la .XLe. nouvelle, comptee par Dionee, sur la .IIIJe. journee, dont Filostrate est roy.

La femme d’un medicin de Salerne s’enamoura d’un jouvencel. II dedans une chambre enclouz et constreint de trop grant soif, trouva et but une eaue appellee endormie; il comme mort fut mis dedans une huche. Celle huche avec son corps deux usuriers porterent en leur maison. Le jouvencel se esveilla et des sergens fut prins comme larron. La chamberiere de la dame racompta au bailli commant elle avoit mis le jouvencel dedans la huche, la quele par nuict emblerent les usuriers. Le jouvencel eschapa le danger de justice et les usuriers pour le furt de la huche furent condempnez en grant quantité de pecune.

Cy aprés s’ensuit la continuation de la .XXXIXe. a la .XLe. nouvelle, comptee par Dionee, sur la IIIJe. journee, dont Filostrate est roy.

Aprés ce que par le commendemant du roy Filostrate fut finee la .XXXIXe. nouvelle de Guillaume seigneur de Rosillon, il restoit seulemant que Dionee comptast sa .XLe. nouvelle, qui est la derreniere de la .IIIJe. journee. Si tost que Dionee congneut la .XXXIXe. nouvelle estre finee et que le roy lui ot enjoint compter la .XLe., il commença ainsi:

Mes dames, vous que les miseres et douleurs par avant comptees sur le fait d’amours ont offendu et courroucié non pas seulemant voz oreilles et voz cuers, mais les miennes et aussi mon couraige, pour tant je souverainemant desire venir maintenant a la fin de ces meschiefs et douleurs, les queles, dont je loe Dieu, sont sanz fin et sanz nombre, se je ne vouloie mettre a ceste mauvaise marchandise une mauvaise enchiere ou surcroiz, dont Dieu me gart. Je ne vueil donques plus ensuivre si mauvaise matiere comme j’ay par avant, maiz je commencerai parler de meilleur et de plus gracieuse, en donnant par adventure bon adviz a cellui qui doit compter les dix nouvelles de la .Ve. journee ci aprés ensuivant.

Cy aprés s’ensuit au long le cas de la .XLe. nouvelle.

Vous donques, mes tres belles jouvencelles, devés savoir que en Salerne, une cité de Pueille, n’a gueres fut ung tresgrant medicin et cirurgian, appellé maistre Mathieu de la Montaine. Il ja estant en sa derreniere vieillesse espousa une noble et belle jouvencelle de sa cité. Le medicin doa et fourni sa femme de riches et precieuses robes, de joliz et solennelz joyaulx et de toutes aultres choses plaisens a convoitise de femme. Il la doa garni mieulx et plus largemant que aultre femme qui feust en celle cité. Non obstant toutevoies tous ces vestemens et joyaulx, la dame pour la plus grant partie du temps estoit froide et engelee, car en son lit elle estoit mal couverte par son mari. Et ainsi comme messire Robert de Cincize, chevalier, dont nous avons dit le compte, enseignoit sa femme soy abstenir du jeu d’amours es jours festables et es jeunes de Saints, aussi cestui medicin monstroit par raisons de medicine que, aprés ce que ung homme avoit congneu sa femme, grant nombre de jours passoit ains que Nature feust restauree de perte, et aussi aultres teles falourdes il lui disoit pour excuser sa non puissant vieillesse, dont la juene mariee estoit tresmal contant. Ceste juene femme donques, prudant et de grant courage, a fin que elle peust espargner et estouyer les biens de sa maison, elle proposa saillir et soy monstrer en rue et garder et estouyer son mary et de vouloir despendre et user des biens estranges. Si advisa en soy pluseurs jouvenceaulx de Salerne; entre lesquelz finablemant elle rencontra et choisi ung jouvenceau qui lui pleut, ou quel finablemant elle mist s’amour et s’esperance du tout.
Quant cellui jouvencel apparceut la chose, qui moult lui pleut, il samblablemant mist en elle tout son amour. Cestui jouvencel ot nom Rogier de Giroli. Il fut homme de grant et ancian lignaige, mais de mauvaise vie, et si avoit esté si diffamé qu’il n’avoit adonc aulcun parant qui l’aimast ne qui le voulsist veoir, car par toute la cité de Salerne il estoit difamé de larrecins et aultres vices, de quoy toutevoies il ne chaloit gueres a la femme par ce que Rogier lui plaisoit pour aultre cause.
Ceste juene mariee avec une sienne chamberiere seule ordonna telemant que ilz se trouverent ensamble. Et si tost qu’ilz se furent accointez et esbatuz entre eulx, la dame le commença corriger et reprendre du temps de sa vie passee, et si lui commença prier pour l’amour d’elle que il se abstenist et cessast de ses vices et mesfaiz trespassez. Et a fin que la dame donnast occasion a Rogier de soy amender, elle lui faisoit ayde et secours en lui donnand aulcune foiz monnoie pour ses necessitez.
Tandiz que Rogier et la dame perseveroient ensamble assez discretemant, il advint que maistre Mathieu le cirrurgian fut presente ung homme malade, qui avoit une de ses cuisses pourriez. Si tost que le medicin ot veu le default et la maladie, il dist […] que il convenoit du tout trancher celle cuisse, se on ne lui tiroit hors ung os qui dedans estoit pourriz, ou il failloit qu’il mourist. Et se l’os estoit hors trait de la cuisse, le malade pourroit encores guerir. Mais dist le cirurgian qu’il ne prendroit point en cure le malade non comme pour mort. Les parens donques cousins du malade, aux quelz appartenoit la besoingne, baifferent au cirurgian le malade pour mort. Si pensa le medicin que le malade ne pourroit endurer la peine ne souffrir la douleur, et si ne laisseroit hors tirer l’os de la cuisse se il n’estoit opile c’est a dire s’il ne prenoit buvraige ou medicine qui par long et fort dormir lui ostast tout sentemant corporel. Et pour ce qu’il failloit attendre heure de vespres a parfaire celle besoigne, le medicin cellui jour au matin fist distiller une eaue de diverses choses composees, afin, áprés que le malade auroit beue celle eaue, que elle le feist dormir par tele espace de temps comme le medicin pensoit demourer en guerissant la maladie. Et celle eaue ainsi faicte et mise en une fiole, le medicin la fist la porter en sa maison et puiz la mist en une fenestre de sa chambre sanz dire a aulcun quele chose ce feust.
Quant l’eure de vespres fut venue et que maistre Mathieu devoit aler au malade, ung messaige lui survint de par l’un de ses amis tresgrans d’un villaige nommé Malfes. Cestui messaige envoiez au medicin luy dist qu’il ne laissast puor riens que il ne alast tantost a Malfes, car illeuc avoit esté une grant bataille en la quelle pluseurs avoient esté navrez. Le medicin donques prolongea la cure de la cuisse jusques au matin du lendemain ensuivant, puis monta sur une barge et s’en ala a Malfes. Sa femme, saichant que celle nuict son mari ne retourneroit pas, elle, ainsi comme acconstumé avoit, fist appeller et venir a soy Rogier son ami et le mist en sa chambre, et illeuc l’enclouy jusques a temps que aulcuns de l’ostel feussent alez dormir.
Tandiz que Rogier demouroit en la chambre en attendend la dame, une grand soif lui survint ou pour aulcun travail qu’il avoit souffert ce jour ou pour ce qu’il avoit mangie aulcune viande trop salee ou pour acconstumance de souvant boire. Si advisa Rogier en une fenestre de la chambre celle fiole d’eaue que le medicin avoit apprestee pour le malade. Rogier, cuidant que celle eaue feust commune et beuvable, il la beut toute, et gueres ne tarda que grant sommeil le prist; et de fait s’endormi.
Si tost que la dame pot, bonnemant elle vint en la chambre et, pour ce qu’elle trouva Rogier dormant, elle commença lui admonnester et dire qu’il se levast, mais riens ne lui valoit, car mot ne respondoit et si ne se mouvoit. Adonc la dame, aulcunemant troublee, poulsa Rogier plus fort, en lui disant: - Leve toy, dormeur, car se tu vouloiez dormir tu devoies aler en ta maison et non pas venir ici.
Rogier donques par la dame ainsi poulsez cheit dessus ung coffre a terre, et ainsi se maintenoit comme le corps de ung mort.
De ceste chose la dame fut aulcunemant esbahie et commença lever de terre Rogier et le croler plus fort et le prendre par le nez et lui tirer la barbe, mais tout riens ne valoit, car l’asne adonc estoit atachié a ung fort clou. Pour ceste chose la dame commença doubter que Rogier ne feust mort. Toutevoies encores la dame le poignoit formant des ongles et estreignoit les parties du corps, et d’une chandele esprise elle lui bruloit les peulz, mais riens ne proufitoit. Pour tant la femme, qui pas n’estoit experte en medicine ainsi comme son mari, pensa sanz doubte que Rogier feust mort. Adonc elle, qui aimoit Rogier sur toutes choses, se elle fut courroucee, il n’est pas a demander. Et pour ce qu’elle n’osoit crier, elle commença taisiblemant plourer et soy douloir pour celle infortune. Mais ung pou aprés elle, doubtant adjouster honte a son dommaige, proposa sanz demoure trouver maniere par quoy elle trayroit hors de sa maison Rogier ainsi dormant. Et pour ce que elle ne savoit conseiller a soy mesme, elle secretemant appella une sienne chamberiere et, aprés ce qu’elle lui ot dit son infortune et monstré, elle lui demanda conseil sur ce. Adonc la chamberiere tres esbahie tira encores Rogier et l’estreigny; et pour ce qu’elle vit que en son corps n’estoit aulcun sentemant, elle dist a sa dame que vraiemant il estoit mort, et conseilla qu’il failloit traire le corps hors de l’ostel. Et adonc la dame dist: - Laz moy! ou le pourrons nous metre sanz ce que l’en ait souspicion, quant on le verra demain au matin, qu’il n’ait esté tiré hors de cest hostel?
La chamberiere, comme plus experte, dist a sa dame: - J’ay en cestui vespre veu sur le tard a l’opposite de l’ouvreour du charpentier nostre voisin une huche de moianne grandeur et assez belle. Se le maistre n’a destournee en sa maison celle huche, elle sera tresbien convenable a nostre cas, car nous pourrons mettre le corps de Rogier en celle huche, et aprés ce que nous aurons navré son corps en .ij. ou en .iij. lieux d’aulcun cousteau, nous le laisserons illeuc. Et cellui qui le trouvera mis en la huche, je ne scay cause pour quoy il cuide que il ait esté trais hors de ceste maison neant plus que d’une aultre; mais l’en cuidera, pour ce que Rogier a esté de male vie, qu’il ait esté tuez et mis en ceste huche par aulcun sien ennemi en aland faire aulcun mal.
Le conseil de la servente pleut a la dame, forsque de blecer le corps de Rogier, et dist que le couraige d’elle ne pourroit aulcunemant souffrir que il feust navrez. La dame envoya la servente veoir se la huche estoit encores devant l’ostel du charpentier. La chamberiere retournee d’illeuc dist que elle y estoit encores. La chamberiere donques, qui estoit et juene et forte, a l’aide de sa dame, elle mist sur ses espaules le corps de Rogier et, a fin de espier que aulcun ne survenist, la dame ala devant. Si tost que elles vindrent a la huche, elles le bousterent dedans et la clouyrent et aprés le laisserent. En ce temps pluseurs foiz s’estoient assamblez en ung hostel pres d’illeuc aulcuns jouvenceaulx usuriers et eulx convoitens gaigner aulcune grant chose et pou despendre, et qui besoing avoient de mesnage d’ostel, ilz le jour precedant avoient advisie celle huche, et eulx ensamble proposerent que en celle nuict, se elle demouroit de hors, ilz la porteroient en leur maison. Et quant la my nuict fut venue, eulx sailliz hors de leur maison virent et troverent celle huche, et sanz aultre procés faire ilz tantost porterent en leur maison celle huche, combien qu’elle feust pesant, et icelle poserent pres ou les femmes des usuriers dormoient, sanz leur chaloir pour lors de la fermer ne joindre pertinemmant. Et ainsi laisserent celle huche et alerent dormir.
Et aprés ce que Rogier, qui longuemant avoit dormi et digeré le beuvraige, et que sa vertu et sa force fut gastee et aneantie, assez pres du matin, et ja soit qu’il feust esveilliez et despeschiez du fort somme et que tous ses sentemens eussent recouvré leur vertu, toutevoies en son cervail demoura ung allourdissemant, par quoy il fut tout attonnez et esbloiz, non pas seulemant en celle nuict, mais aprés par pluseurs jours. Rogier, qui les yeux avoit ouvers et riens ne veoit, extendoit ses mains puiz ça puiz la; et quant il se trouva en celle huche, il moult esbahiz disoit a soy mesme: - Ou suis je? Dor je? ou, se je veille, il me souvient vraiemant que en cestui soir je vins en la chambre de m’amie, et maintenant il me samble que je soie dedans ung coffre. Quoy est ce ci? Seroit de adventure retournez le medicin ou advenu aultre cas par quoy la femme du medicin m’eust caichié ci dedans tandiz que je dormoie? Je croy fermemant que ainsi sera il trouvé.
Et pour ceste cause Rogier commença soy taire et escouter se entour soy il sentiroit aulcune chose. Et par ainsi il demoura longuemant enclouz dedans la huche en assez grant mal aise, car elle estoit estroite et petite. Et ainsi comme l’un des costés de Rogier luy douloit, sur quoy il avoit longuemant geu, et il vouloit tourner soy sur l’aultre costé, il se tourna si souefmant que, de la pesenteur et du heurt de ses reins, il donna si grant cop a l’un des costés de la huche, qui pas n’estoit assise sur pleine terre, que il la fist encliner et cheoir, et en cheand elle fist grant son et haulte noyse; par quoy les femmes, qui pres d’illeuc dormoient, furent eveillees et orent paour, et aprés se taisirent.
Adonc Rogier, qui pour le cheoiz de la huche ot frayeur tresgrant, quant il senti la huche estre ouverte par le cheoiz, il, a fin que se aultre chose advenoit, voult plus estre hors que dedans la huche. Et pour ce qu’il ne savoit en quel lieu il estoit, il commença aler sur ses genoulz et mains a fin qu’il trouvast les degrez et la viz ou aulcune porte par quoy il peust saillir hors. Les femmes, ouyans marcher Rogier, pour ce que ja estoient eveillees, elles distrent: - Qui est la? Mais Rogier, qui ne congnoissoit la voix, ne vouloit respondre aulcune chose; par quoy les femmes appellerent leurs maris, qui fermemant dormoient pour ce qu’ilz avoient longuemant veillié en emblant celle huche, et ainsi ilz ne savoient riens de Rogier leans enclouz.
Les femmes donques, plus espoventees que au commencemant, se leverent du lit et alerent a unes fenestres de l’ostel et crierent: - Au larron! et pour ce cri pluseurs des voisins environnerent l’ostel. Les aulcuns vindrent par dessus les toitz, les aulcuns par ung lieu et les aultres survindrent par ung aultre lieu pour entrer en la maison des femmes qui crioient. Les femmes et pareillemant leurs maris furent eveilliez a cestui cri et se leverent de leurs litz. Et Rogier, voyant soy en celle maison, fut hors de son sens comme par une merveilleuse adventure, en tant que il ne savoit par la ou il deust exir. Et finablemant il prins fut mis es mains des sergens du baillif, car Rogier de tous estoit reputé tres mauvais homme. Si tost que Rogier fut mis ou tourmant, il confessa soy estre venu en la maison des usuriers a fin de rober aulcune chose. Et pour tant le baillif tantost proposa qu’il le feroit pendre par la gorge.
Ceste nouvelle fut publiee par toute la cité de Salerne au matin ensuivant, cestassavoir que Rogier avoit esté prins pour cas de larrecin en la maison des usuriers. Mais la femme du medicin et sa chamberiere, ouyans ceste nouvelle, estoient tant esbahies pour cestui cas si estrange, que presques elles vouloient croire que ce qu’elles avoient fait en la nuict precedant, elles ne l’eussent pas fait, mais que elles eussent songié la chose; et avec ce la dame et la chamberiere doubtoient de quel Rogier se comptoit tele nouvelle; mais la dame sentoit si grant douleur que presques elle estoit affollee de rage.
Or advint que environ tierce heure de jour le medicin, qui fut retournez de Malfes, commenda que on lui apportast l’eaue que il avoit distillee, car il vouloit mediciner et guerir son malade. Et pour ce que la fiole se trouvoit vuidee de eaue, il cria a haulte voix en disend que en sa maison riens ne pouoit durer qui ne feust degasté. La femme du medicin, qui d’aultre part estoit aguillonee, respondit comme troublee en disend a son mari: - Quoy diriez vous, maistre Mathieu, d’une grant chose a dire, puisque vous faites si grant clamour d’une fiole d’eaue? Dites, maistre Mathieu, ne se trouve il au monde forsque ceste fiole de tele eaue?
Adonc dist le medicin: - femme, tu cuides que celle feust pure et commune eaue, mais il n’est pas ainsi, car celle eaue estoit artificiele pour faire dormir malades. Et adonc le medicin dist a sa femme la cause pour quoy il avoit fait distiller celle eaue. Quant la dame ouy de son mari compter la chose, elle tantost cuida que Rogier eust beue celle eaue, et par ce il eust samblé estre mort a elle et a sa chamberiere. Et adonc la dame dist: - Certes, maistre Mathieu, nous ne savions ceste chose, et pour tant distillez aultrefoiz celle eaue de nouvel.
Maistre Mathieu donques advisant que de son eaue aultre chose ne pouoit estre, il ordonna et fist icelle renouveller; et la chamberiere aprés, du commandemant de la dame, ala enquerir par la cité quoy l’en disoit de Rogier, et elle retournee raporta a sa dame que chascun disoit de lui tout mal, - Et, selon ce que j’ay ouy dire, Rogier n’a ami ne parant aulcun qui besoigner voulsist pour lui ayder ne secourir; et croit l’en formant que le baillif de Salerne le fera pendre a la fourche. Et avec ce je vous diray nouvelles, car j’ay ouy compter, ainsi comme il me samble, commant Rogier vint pour rober en l’ostel des usuriers noz voisins; et escoutez commant vous le saurez car le charpentier demourant a l’opposite de ceste maison et qui devant son astelier avoit une huche, qui est celle ou nous boustames Rogier, estoit n’a gueres avec ung homme a qui, comme je cuide, celle huche appertient; et eulx deux estoient en grant debat a cause de celle huche, car cellui homme demendoit l’argent de sa huche et le charpentier respondoit qu’il ne l’avoit pas vendue, mais que ung larron l’avoit emblee par nuict, et le bon homme repliquoit au charpentier que pas ainsi n’estoit, - Mais, disoit il, tu l’as vendue a ces juenes usuriers tes voisins, ainsi comme ilz me distrent en celle nuict en leur maison quant je vi celle huche encores est illeuc. Le charpentier adonc dist que les usuriers mentoient, car onques il ne leur avoit vendue celle huche, - Mais ceste nuict passee ilz l’ont prinse et robee; si alons par devers eulx. Adonc le bon homme et le charpentier de commun accort alerent en l’ostel des usuriers, et d’ileuc, dist la servante, je sui retournee a vous. Et vous donques, ma dame, pouez maintenant veoir que selon ceste maniere Rogier a esté transportez en l’ostel des usuriers; mais je ne scay commant il, qui n’a gueres estoit mort, soit ja resuscitez. Adonc la dame qui tresbien comprist le fait, dist a sa chamberiere tout le cas de la besoigne selon ce que elle avoit ouy compter a son mari. Pour tant la dame pria sa chamberiere qu’elle traveillast pour la delivrance de Rogier, car la dame vouloit ensamble faire deux choses dengereuses, scestassavoir afranchir Rogier du dengier de justice et sauver l’onneur d’elle.
La chamberiere adonc dist: - Ma dame, enseignez moy maniere de ce faire, et je voulentiers y laboureray.
La dame, ainsi constreinte par double necessité, paravant advisa quoy elle devoit faire, si informa sa servente de remede convenable a la chose. La servante informee premieremant ala au medicin son maistre et en plourand lui dist: - Sire, il me convient demander a vous pardon de ung grant vice et default que j’ay commis contre vous. […] Et elle, qui ne cessoit de plourer, dist en oultre a son maistre: - Mon sire, vous savez quel jouvenceau est Rogier de Giroly, car en lui faisend plaisir en partie par amour et en partie par paour, il a convenu que en cestui an je soye s’amie, et il saichant que hier au soir vous n’estiés pas ceans, me pria tant a certes, que je le menay en vostre maison et en la chambre ou je couche; et pour ce que Rogier fut surprins de soif, et je ne savoie dont je peusse trouver plus tost recours pour avoir vin ou eaue, je qui vouloie que vostre femme, pour lors estant en la sale, ne apperceust ceste chose, il me souvint que en vostre chambre je avoie veue une fiole pleine d’eaue; je accouru illeuc et la prins et puis la donnai boire a mon ami Rogier, et aprés je remis la fiole ou lieu ou quel je l’avoie prinse. Pour la quele chose je entens que vous faictes grant clamour. Certes, mon maistre et seigneur, je confesse que j’ay mal fait; mais qui est cil ou celle qui a la foiz ne face aulcun mal? Je me repens moult et dueil d’avoir fait ceste chose, non pas seulemant pour ceste chose, mais mesmemant pour celle chose qui s’en est ensuye, car Rogier est en peril de mort a cause de ceste chose. Pour tant je vous prie et requier, tant comme je puiz plus, que vous me vueilliez pardonner et me ottroiez congié que je lui voise aider et secourir en ce que je pourray faire.
Le medicin donques, ouyant ainsi parler sa servente, ja soit qu’il feust troublez, respondi esbatemmant et dist: -Tu as donné a toy mesme la penitence de ton meffait, car la ou tu cuidoies en ceste nuict avoir ung jouvenceau qui moult bien te batist le pellisson, tu as eu .i. long et fort dormeur. Pour tant va ou tu veulz et pourchace la delivrance de ton ami; et garde que d’ores en avant tu ne l’admeines plus en ma maison, car je te puniroie pour lors et pour maintenant. Mais pour la premiere foiz tout te soit pardonné.
Quant la chamberiere vit que pour la premiere foiz elle avoit bien procuré la besoigne de sa dame, si tost comme elle pot, elle vint en la prison ou estoit mis Rogier; et tant requist et pria le geolier, que il souffri qu’elle parlast avec Rogier. Si tost que la servente ot informé Rogier de ce qu’il devoit respondre au baillif de la justice, elle vint devant lui. Mais ainsque le baillif la voulsist escouter, il voult atacher en elle son ancre une foiz, car la meschine estoit et fresche et de vive couleur; et a fin que elle feust mieulx ouye et exaucee en ses prieres, elle ne refusa pas au baillif soy enancrer. Et aprés ce que le baillif fut au matin levez, la meschine lui dist: - Monseigneur le baillif, vous avez cy dessoubz en voz prisons Rogier de Giroly prins pour larron, et certes il n’est pas tel.
Et aprés la meschine commençant au premier bout compta entieremant l’istoire, et commant elle, qui estoit amie a Rogier, l’avoit mené en l’ostel du medicin et lui avoit donné boire eaue opilative, que l’en dit endormie, par ce que elle ne savoit quele estoit celle eaue; et si lui compta commant elle, cuidant que Rogier feust mort, l’avoit dedans une huche mis; et avec ce lui dist toutes les choses qu’elle avoit ouyes du charpentier et de cellui qui disoit la huche estre sienne. Et aprés lui monstra commant Rogier estoit venu en la maison des usuriers.
Le baillif donques, advisant que legiere chose estoit trouver se ces choses estoient vraies, il interroga premieremant le medicin sur le fait de celle eaue opilative, se il estoit vérité, et il trouva que ainsi avoit esté. Et aprés le baillif appella devant soy […] l’omme de qui estoit la huche et les usuriers aussi. Et aprés pluseurs paroles il trouva que la nuict prouchainemant passee les usuriers avoient emblee celle huche et l’avoient mise en leur maison. Derrenieremant il envoia querir Rogier et le interroga en quel lieu il avoit dormi la nuict precedant, et il respondi que il ne savoit en quel lieu il eust dormi, mais bien lui souvenoit qu’il estoit alez en la maison de maistre Mathieu le cirurgian, en la chambre duquel il avoit beue une eaue pour estancher la grant soif qu’il souffroit, mais il ne savoit quele chose aprés il eust fait, forsque a son reveiller il se trouva en la maison des usuriers.
Aprés ce que le baillif ot ouy ces choses, es queles il prist grant esbatemant et plaisir, il fist par pluseurs foiz racompter celle histoire par la meschine servente et par Rogier et par le charpentier et par les usuriers, selon ce que chascun en pouoit savoir; et finablemant le baillif, congnoissant Rogier estre innocent pour celle foiz, il condempna les usuriers qui avoient emblé la huche en .x. onces de fin or. Et aprés il delivra et absolu Rogier. Nul ne me doit demender commant ceste chose fut aggreable et plaisant a Rogier, et a s’amie ceste chose oultre mesure fut tresagrable et joyeuse; et la dame, qui aultrefoiz assambla avec Rogier et avec sa chiere servente qui l’avoit voulu navrer, eulx trois par pluseurs foiz risirent et fistrent joye; et en gaudissant tousjours en leur amour, ilz perseverent de bien en mieulx. La quele chose je vouldroie estre moy ottroie, mais non pas estre enclouz dedans une huche.